#SlowDown: adeguarsi ai rocamboleschi cambiamenti del web è sempre un vantaggio?

di Alessio Marrari

Sempre di più, in ambiente industriale, si sente parlare di 4.0, nient’altro che un semplice restyling dei riassetti organizzativi. Detto in parole povere tutto ruota intorno a nuove strategie legate a due keywords, “digitale ” ed “interconnessione”, da implementare su quattro vie: utilizzo dei dati, uso degli analytics, interazione tra operatore e macchina ed, infine, la traduzione tra il digitale e la produzione. Tutto però è ancora in fase sperimentale e corre, corre, corre quanto gli aggiornamenti di stato sui social. Forma, eleganza, stile e impatto sono alla base di ogni presentazione fieristica, mediatica e, l’utilizzo dello “slogan”, il punto di forza. La connessione tra il vecchio ed il nuovo sono, secondo voi, direttamente proporzionali? Immaginate la risposta del tipico imprenditore impegnato nelle nostre regioni industrializzate, il cosiddetto “Sciur” che lavora da quando ha 14 anni, esperto e conoscitore del mondo degli affari, quanto mnemonico sulle dinamiche della propria azienda, a cui si parli di social network come punto di forza per incrementare il proprio business. Si farebbe una grande risata. Eppure… anche in tali contest, i giovani rampolli, hanno prepotentemente preso il sopravvento sugli affari di famiglia ed invece di produrre “solide realtà”, giocano con lo smart-phone selfandosi con il prodotto e spremendo i propri dipendenti al raggiungimento di un risultato fondato sul nulla. Si accorgeranno quando verrà a mancare “il papi”. Morale? In ogni caso tutto assume ritmi esasperati ma senza una meta specifica, le “sponsorizzare” scorrono come fossero titoli di borsa intrecciandosi con altri prodotti del tutto diversi. Rimango convinto che, come quando il canale televisivo mandi la pubblicità, la maggior parte di noi cambi canale, in attesa di ricollegarsi col programma che si stava guardando, allo stesso tempo, sui social è la medesima situazione.  I guru della comunicazione puntano sulla curiosità della gente organizzando “education”, nient’altro che convegni ove vengono inculcati concetti con tecniche persuasive che incuriosiscono gli ospiti, portandoli a pagare appuntamenti successivi ed il tutto crea lavoro ed indotto. Chiunque, però, ha il diritto di esprimersi e lavorare ma, pochi, ottengono risultati efficienti. Tale mondo gira in questo preciso senso, l’imprenditore appena istruito fa rientro presso la propria azienda ed incomincia discorsi futuristici pressando i propri dipendenti spesso annoiati ed abituati a sorbire il sermone in atto. Ma la validità di questi contesti nuovi?  Ho l’antidoto, la medicina come preferite venga definita: adeguarsi ai rocamboleschi cambiamenti del web non è un vantaggio assolutamente. Molti di voi si chiederanno se io stia delirando ma non è così. Ricordate il suddetto “Sciur”? Ecco immaginiamo di tradurre passo passo, con calma, con attenzione, nel tempo, sul web ciò che realizza, dopo aver trascorso il periodo necessario presso il suo stabilimento, comprendendone la produzione, il mercato e, prima di tutto, gli scopi. Fatto questo, può iniziare un lento ed accurato processo di allestimento social, all’interno del quale poter sviluppare nient’altro che la reale consapevolezza aziendale. Passo passo, piano… con calma, conoscendosi ed instaurando un rapporto di fiducia e stima duraturi. #SlowDown: rallentiamo, calma!

Da qui si apre un mondo: siete curiosi? Contattatemi —> QUI, o su —> Facebook.

Be Sociable, Share!